Fearn, ontano

L’ontano è un albero di piccola taglia, che si mostra spesso simile a un cespuglio, diffuso in Europa in particolare nella varietà bianca, nera e verde, non cresce mai lontano dall’acqua.

È il tipico esempio di “vino buono nella botte piccola”, perché è una pianta particolarmente resistente che viene utilizzata molto nella riqualificazione di zone precedentemente utilizzate dall’uomo per altri scopi. È una delle piante in assoluto più adattabili, a patto che il terreno sia umido.

È un albero molto importante e spesso utilizzato per gli strumenti musicali, come ad esempio la marca Fender, che utilizza tradizionalmente l’ontano per creare le chitarre.

Per i celti, questo albero domina il periodo compreso tra il 18 di marzo e il 14 di aprile. Questo è il momento in cui cade Ostara, il Sabba dell’equinozio di primavera, quando finalmente il sole e la notte hanno una stessa durata. Da questo momento in poi la natura non farà che diventare sempre più rigogliosa, i fiori sbocceranno e le giornate si faranno sempre più lunghe. Insomma, l’ontano è l’albero della primavera per eccellenza. È dunque legato alla dea Eostre, la dea di Ostara.

È il tipico albero che non sembra avere una grandissima importanza a prima vista, ma dobbiamo tenere conto di ciò che non sappiamo: grazie alla sua vicinanza all’acqua, è estremamente resistente. Le sue radici crescono nel bagnato e danno così casa a tantissimi altri organismi vitali: dai pesci ai piccoli anfibi, dalle selci ai licheni, dai bruchi alle falene che crescono tipicamente sul suo tronco. I suoi semi cadono nelle acque e possono allontanarsi di parecchio dal tronco per potersi riprodurre. Questo fa sì che venga considerato un albero “coraggioso”, oltre che resistente, perché ha la capacità di adattarsi davvero a tantissimi territori. Il fatto di allontanarsi lo rende anche un simbolo di indipendenza.

Possiamo trovare ragione di ciò nella leggenda celtica di re Bran il Benedetto e successivamente di re Artù. Re Bran era infatti il re del Galles e il suo simbolo era appunto un ontano. Un giorno, durante una guerra in Irlanda, re Bran viene ferito a morte, ma prima di lasciare il nostro mondo chiede ai suoi alleati di tagliargli la testa e di seppellirla a Londra affinché scongiurasse nuove invasioni. Inizialmente la testa viene trattenuta nel suo castello incantato in cui rimane viva e chiacchiera per anni con gli invasori, così confondendoli. Infine il suo volere viene eseguito e la testa viene rivolta verso Francia come suo volere. Pare, però, che re Artù dissotterrasse la testa sostenendo che avrebbe difeso il paese contando solamente sulle proprie forze.

Re Bran viene anche associato al Re Pescatore, il custode del Graal, per il luogo in cui ha subito la ferita mortale e per il castello incantato in cui rimane in vita. Inoltre, un’altra somiglianza è il fatto che così come re Bran aveva un calderone che poteva far risuscitare i morti, così può il Graal, secondo alcune versioni. Inoltre, pare che il nome del re Pescatore fosse “Bron” e per una lunga trafila linguistica, questo potrebbe effettivamente coincidere al nostro re Bran. E ancora, in alcune versioni, dopo una lunga ricerca non viene ritrovato il Graal bensì una testa parlante.

Insomma, le somiglianze sono tante ma il ruolo rimane: misterioso, ma un grande protettore, che con forza e determinazione è capace di mantenere al sicuro ciò a cui tiene.

A causa della sua natura, è collegato a tutti gli elementi naturali. Le sue radici sono in acqua e in terra, l’ontano si espande verso l’alto conquistando l’aria e crescendo grazie al fuoco del sole. Per questo il suo legno è particolarmente potente e bisogna fare attenzione se si hanno manufatti magici di questo materiale. Saranno sicuramente molto potenti e bisogna fare in modo che non si esageri e che tutto sia ben bilanciato. Tutt’altro: può essere complicato riuscire a usare tanto potere tutto insieme!

Inoltre, è anche legato alla forza della battaglia e della lotta. Può dare dunque sicuramente moltissima determinazione e potenza, ma, ripeto, bisogna imparare a gestire queste qualità. Potrebbe anche essere utilizzato nel modo sbagliato o semplicemente può incrementare una violenza già latente. Cerchiamo di fare attenzione.

Un altro utilizzo adatto a questo albero è quello della creazione degli zufoli: quello di Pan era di questo materiale.

Secondo i celti, chi è nato in questo periodo è una persona che non ha paura di essere l’iniziatore, il pioniere, l’esploratore. Con grande ardore, chi è protetto dall’ontano è adatto a sostenere delle cause anche umanitarie, perché è molto generoso, ma al contempo deve imparare a pensare più a lunga gittata, perché rischia di farsi prendere dalla foga dimenticando di considerare poi il fine delle proprie azioni. Gli “ontani” hanno molta cura nel vivere con pienezza ogni momento e azione e proprio per questo sanno fare in modo che anche agli altri nasca nel cuore la passione, anche quando si è spenta. Insomma, sono dei motivatori nati!

Tra i personaggi mitologici che hanno dei legami con questo albero ci sono Re Bran e Re Artù di cui abbiamo parlato prima, ma anche Taliesin, il bardo più conosciuto è più famoso dell’antichità, che cantava in gallese. Era infatti uno dei pochi sopravvissuti nella battaglia in cui venne ferito re Bran. Per capire qual è la sua importanza nella storia della Britannia, pensate che alcuni autori lo assimilano alla figura di Mago Merlino, il che non dovrebbe sorprendere: in fondo, le prime Magie sono legate al canto.

Ma questa pianta viene ritrovata con un ruolo chiave anche nell’Odissea. Infatti, si dice che la ninfa Calipso, cui giunse Ulisse durante i suoi vagabondaggi, viveva in una grotta circondata da pioppi, ontani e cipressi e proprio grazie all’utilizzo di questi alberi l’eroe leggendario potè costruirsi una barca e dunque riprendere il proprio viaggio.

L’animale cui è legato questo albero è il falco. Questo uccello assume un significato simbolico, è un segno vivente che ci preannuncia una battaglia, che essa si concluda in una vittoria o in una sconfitta. Infatti, il falco simboleggia l’equilibrio più totale della morte e della vita, del maschile e del femminile e della luce e del buio. Per comprendere ciò, bisogna tornare a pensare anche al fatto che in questo mese si festeggia Ostara, quando il giorno e la notte hanno una divisione molto precisa. Inoltre, il falco è anche un simbolo di coraggio, forza e lealtà, e anche di larghi orizzonti, precisamente tutto ciò che incarna anche questo albero.

La lettera legata a questo albero nell’alfabeto Ogham è la F (del suo nome, fearn). Il suo significato di albero della quarta lunazione dell’anno è quello di coraggio, di motivazione, di battaglia. Ci dona un sollievo dall’indecisione e dalla paura e ci aiuta a capire che cosa dobbiamo fare per raggiungere i nostri obiettivi.


Un abbraccio,

Alba

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